
Alfa Romeo 156 2.4
JTD: Test Drive
Metto in
moto.
Parto. Un chilometro e mi fermo. Il motore gira al minimo mentre recito
lentamente: "Sto guidando un'auto a gasolio, non a benzina". Ripeto
dieci volte, ma all’inizio è un puro atto di fede. Innesto prima,
seconda, terza... La berlina balza in avanti come farebbe un grosso
gatto che vede il topo: scatto potente e silenzioso.
Orgoglio
Italiano
Non c'è nessuno là
davanti che non possa essere raggiunto in una manciata di secondi,
bisognerebbe trovare una tedescona sportiva, ma ne girano poche. E
allora mi ritrovo tutto solo, accovacciato su uno dei più bei motori
turbodiesel dell'anno di grazia 2003: Jtd duemilaquattro cinque
cilindri, 20 valvole, common rail, 175 cavalli di potenza. Sigla
rivelatrice: Multijet.
Orgoglio italiano,
viene da dire, perchè il propulsore è figlio del gruppo Fiat, ed è
rivestito da qualcosa di altrettanto italiano e molto bello: l’Alfa
Romeo 156. Quella che un colpo di genio dei disegnatori - le maniglie
delle portiere posteriori nascoste lungo il bordo del finestrino - fa
sembrare una coupè anche se lei è una comoda cinque posti con quattro
aperture. Quella appena ritoccata in particolari minimi, perchè tanto
era già perfetta così: linee morbide, nessuna appendice cafona,
proporzioni millimetriche tra i tre volumi cofano-abitacolo-bagagliaio.
Per questo test drive
però la bella signora osa qualcosa più del solito: abito rosso fuoco,
che in fondo è l’inevitabile contorno ai necessari ruotoni da 215 con
spalla ribassata da 45, sostenuti da cerchi a raggi da 17 pollici. Ma
siccome la classe è classe, tutto finisce lì: nè spoileroni posteriori
né minigonne laterali, solo un accenno di “ala” deportante sul davanti,
sotto l’apertura del radiatore
Sesta
Marcia
E meno male che
qualcosa ci hanno messo per tenere incollato a terra questo fulmine di
guerra, che accelera da 0 a 100 in otto secondi e vola a 225 chilometri
orari. E che fa tutto questo tra i 2000 e i 4100 giri. Regimi da diesel,
logico, ma con che risultati! A guidarla vai in crisi di identità: a 190
la lancetta del contagiri accarezza quota 3900. La velocità massima?
Solo duecento giri più su, complice una sesta marcia che fa respirare il
motore.
Sembra uno scherzo e
non credi ai tuoi occhi, quando vedi cosa può accadere nello stretto
spazio di duemila giri: la lancetta scatta in alto, ma questo accade
entro gli innocui regimi di rotazione del furgoncino dell’idraulico.
Eppure la spinta su questa quattro porte da millequattrocento chili è
degna di una sportiva. E’ il motore diesel del momento, che le suona di
santa ragione a molti benzina, naturalmente anche in fatto di consumi:
vai come un razzo e percorri 14-15 chilometri con un litro di gasolio.
Il pieno (attenzione, pompa nera del gasolio!) si fa con quaranta euro e
a proposito di soldi i prezzi sono facili facili da ricordare: 30.000 o
32.300 euro a seconda delle versioni (Progression e Distinctive); 31.500
e 33.800 nelle versioni station.
Decibel
Bassi
Nessuno mi sveglia dal
sogno perché è tutto vero. Anche la silenziosità dell’abitacolo (pelle e
tessuti neri, comandi radio al volante), mentre mi sposto in città,
terreno infido questo, in cui i i diesel, costretti a girare al minimo,
tradiscono generalmente la loro voce rauca. E invece i decibel sono
bassi, e bassi restano anche quando la velocità sale.
Spengo il motore. A
guardare questa 156 in garage, ora che so cosa si nasconde sotto il
cofano, sto per rendermi protagonista di una caduta di stile: è
fortissima la tentazione di abbassare e tirare indietro il più possibile
il sedile di guida, con regolazione corsaiola. Ma mi fermo in tempo: il
cafone sarei io, e forse la signora in rosso mi farebbe cortesemente
scendere.
Maggio 2004
Servizio
tratto da www.infomotori.com
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