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BMW
740d: Test Drive
Sono le 10 di un luminoso mattino di dicembre quando,
quasi senza accorgermene, oltrepasso una invisibile
linea di confine ed entro in un universo parallelo.
Un signore distinto mi consegna una chiave elettronica,
saluta, si gira e se ne va. Ricordo vagamente un simbolo
rotondo, bianco e blu, sul suo giubbotto. E una scritta:
BMW.
Astronave a gasolio
Ero qui per un test drive, invece mi ritrovo davanti a
qualcosa che assomiglia ad un'auto, ma che invece è
chiaramente un'astronave. Giro intorno alla creatura
spaziale. Ecco di nuovo, sul posteriore, quella scritta
(BMW) e ora anche una sigla: 740d. Nell'universo che mi
sono lasciato alle spalle solo pochi minuti prima, “d”
significa diesel. Se da questa parte ha lo stesso
significato, vuol dire che sto per salire su
un'astronave a gasolio. Da non credere.
Prima del decollo do ancora un'occhiata all'esterno, me
l'ha insegnato un caro amico, pilota di aerei: "fatti un
giro intorno all'apparecchio, controlla sempre che tutto
sia a posto prima di staccare le ruote da terra...".
Ok, lo faccio. Ruote? Va bene, chiamiamole così, anche
se sono grandi e larghe come la Piazza Rossa: 245/45
davanti, 275/40 dietro, lo giuro. E cerchi in lega a
dieci raggi, a sostenere pneumatici immensi, come
immenso è il corpo vettura: oltre due tonnellate di peso
per cinque metri e tre centimetri di lunghezza e un
metro e novanta di larghezza vuol dire semplicemente che
siete più grandi di qualsiasi cosa si sposti su ruote e
rientri nella categoria delle così dette automobili.
Portiera risucchiata
Ultima occhiata esterna, dopo aver fatto cinque passi
indietro, escamotage necessario per poter abbracciare
con lo sguardo il veicolo. Ha le sembianze di una
berlina a tre volumi, ma è molto più bella dal vivo che
in fotografia, dove risaltava, su tutto, quel bagagliaio
strano e sporgente: nella realtà, le ruote enormi, la
linea di cintura altissima, il muso allungato, il
padiglione posteriore inclinatissimo, e quello stesso
bagagliaio che aveva fatto gridare allo scandalo, sono
una miscela ubriacante. Questa serie 7 è proprio bella.
Click, la chiave elettronica apre la portiera. Entro che
ho ancora negli occhi la fanaleria anteriore, disegnata
con il chiaro intento di dare uno sguardo animale al
veicolo, molto felino.
Chiudo la portiera, pesante come il battente blindato di
un rifugio antiatomico. La chiudo male ma non importa,
un meccanismo silenzioso la aspira letteralmente: flop.
Ora sono dentro l'abitacolo dell'astronave partorita dai
cantieri bavaresi. Oltre il parabrezza vedo scorrere un
mondo silenzioso: insonorizzazione ai massimi livelli.
Otto cilindri, quattro litri
Inserisco la chiave elettronica nella sua fessura,
spingo il bottone dello start: davanti agli occhi, l’ago
del contagiri che prende vita mi dice che il propulsore,
lì davanti, è acceso. E’ un otto cilindri a V da quattro
litri quello che si sveglia da sotto il cofano. Lascio
che la “bestia” apra piano piano gli occhi, intanto ne
approfitto per guardarmi intorno. Due strumenti
circolari davanti al volante, tachimetro e contagiri; a
destra un grande schermo. In sostanza la descrizione del
cruscotto finisce qui, perché le 600 (seicento!)
funzioni a cui si può accedere vengono comandate
dall’e-drive, manopolone dall’estetica molto retrò in un
contesto tanto avveniristico, situato sulla consolle
centrale. Può essere girato in senso orario e
antiorario, ma anche spostato in avanti, indietro, di
lato, in diagonale. Potete persino “cliccare”. Chi lo ha
criticato per la sua presunta complicatezza, non ha
capito una cosa: l’e-drive non va capito, va usato e
riusato come il mouse di un computer, all’inizio magari
si va per tentativi, tra menu e sotto menu, ma poi vi
porterà dove volevate arrivare. E cioè alle funzioni di
radio, televisione, climatizzatore, navigazione
satellitare, e tutto quello che può servire per la vita
a bordo.
Poltrona di casa e cambio automatico
Vita comoda, comunque. Sono seduto sulla poltrona di
casa, per di più in pelle, la regolo con un pulsante
nella posizione migliore (e siccome la vita bisogna
gustarsela, faccio partire anche il massaggio lombare),
così come con un pulsante adatto il volante alle mie
esigenze. E’ ora di muoversi, ma prima do un’occhiata a
quel sottile cassetto: lo credevo il portacenere, invece
è il guscio che contiene il telefonino di bordo…
Cintura allacciata e levetta del nuovo cambio automatico
a sei velocità (sul volante, come nelle auto americane
di una volta) in posizione “drive”, l’astronave comincia
a spostarsi.
Il volante si gira con un dito, silenziosamente la 740d
oltrepassa di nuovo la linea di confine, rientro, questa
volta con lei, nell’universo normale, tra le auto di
tutti i giorni. Vicino a lei, quella station svedese che
mi era sempre sembrata enorme, ora mi appare un tantino
più striminzita.
Strane esperienze
Bisogna prepararsi alle esperienze più strane. Il
lavaggio automatico? In quelli con le corsie non si può:
le ruote non ci stanno. La fermata davanti al
giornalaio? Quel signore che mi vede scendere dal
berlinone in maglione e jeans slavati sta già
telefonando al 112: “Carabinieri? Un tipo vestito
malissimo è appena sceso da una macchina pazzesca:
secondo me l’ha rubata”. Passo sopra a queste inezie,
rientro nell’astronave con motore diesel, da parking la
levetta magica è di nuovo su drive, spingo
l’acceleratore e il Pianeta Terra si allontana alle mie
spalle: da 0 a 100 in 7 secondi, come in una super
sportiva. Ma nel silenzio totale, come in una limousine.
Urge una spiegazione. I cantieri extraterrestri di
Monaco hanno piazzato sotto a quel cofano dilatato
un’iniezione diretta common rail di seconda generazione,
spremendo qualcosa come 258 cavalli di potenza e 600
Newtonmetri di coppia, sempre a disposizione tra i 1.900
e i 2.500 giri. Senza dimenticare che nell’ultima
versione della serie 7 la pressione di iniezione è
salita da 1350 a 1600 bar. Morale, nemmeno le due
tonnellate e passa di acciaio tedesco possono frenare
muscoli simili. E la potenza viene scaricata a terra
senza dispersioni. Aiuta tutto: la trazione posteriore
da cui BMW non divorzierà mai, i pneumatici extra large,
un cambio automatico perfetto, il controllo della
trazione che scongiura perdite di aderenza in
accelerazione. Cosmico.
Beve poco e le puoi parlare
Eppure non c’è bisogno di booster (pardon, serbatoi)
supplementari per soddisfare la fame di carburante di
questa 740. Ebbene sì, l’astronave va davvero a gasolio,
quindi consuma poco: percorrenze medie di oltre 10
chilometri con un litro. Il problema è non farmi
prendere la mano (e il piede). Entro in autostrada,
premo sull’acceleratore e vedo il mondo correre verso di
me con rapidità inquietante: i 180 all’ora sono un
traguardo ridicolo per questo mostro. Il fatto è che lo
sono anche i 220 e i 250: non fosse per l’elettronica,
che quel limite non lo fa superare, sarei già pronto a
chiedere via radio l’autorizzazione al decollo. Taro il
cruise control su 130, così mi evito il fastidio di
dover sollevare continuamente il piede dall’acceleratore
e mi dedico al dialogo con la creatura aliena: tasto a
sinistra sul volante e sperimento i comandi vocali:
accendo la radio e cambio stazione semplicemente
parlando.
Rientro alla base
Ciao autostrada, ora sono sul pavè fastidioso della
città, ma gli ammortizzatori non tradiscono. E come
potrebbero? Ancora l’elettronica garantisce una
regolazione illimitata a seconda della situazione,
mentre in accelerazione e frenata, e in condizioni di
carico critiche le sospensioni autolivellanti mantengono
la 740 sempre parallela al terreno. Sguscio via da
ingorghi e colonne su questa specie di Enterprise, che
si muove in silenzio, senza sussulti, con andatura
regale, ma che all’occorrenza scatta in avanti come il
sasso scagliato da una fionda. Rientro alla base (BMW
Italia, Milano), scendo, chiudo apposta malamente la
portiera per risentire quel “flop”, riconsegno la chiave
all’uomo del giubbotto con simbolo bianco e blu.
La 740d costa 85.000 euro, penso mentre torno sul mio
pianeta. Come un miniappartamento. Ma signori, questa
non è un’auto…
Maggio 2004
Servizio
tratto da
www.infomotori.com
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