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Test Drive Land Rover Freelander Td4
In questo momento tutti parlano della Regina di Casa e del segmento, la Range, che appena lanciata è già un fenomeno; neppure il suo non trascurabile prezzo (da 75.691 euro) ha permesso di contenere i tempi di consegna.
La sorella intermedia – la Discovery – si è rifatta il trucco e sarà presto pronta per la Concessionaria ed anche la piccola di famiglia, la Freelander appunto, potrà presto beneficiare di una “cura di bellezza”.
Per comprendere il perché del suo primato che nessuna rivale riesce a scalfire, abbiamo chiesto a Land Rover Italia di poter testare una Freelander. Dopo poche settimane di attesa abbiamo potuto girare la chiavetta di accensione di una fiammante Td4 5 porte, nel lussuoso allestimento “Autobiography” che include la selleria in cuoio ed i paraurti in tinta carrozzeria.
Argento fuori e pelle nera dentro rappresentano un connubio vincente e rispetto alle versioni “base”, che prevede i fascioni in plastica nera, la differenza è abissale, tanto da sembrare su un’altra vettura.
Esteticamente la linea resta sempre personale e l’abbinamento pubblicitario con gli ippopotami appare piuttosto indovinata, in quanto esprime i concetti di sicurezza e robustezza tipici di quest’auto. Con le sue dimensioni la Freelander, che è lunga 4,38 metri e larga 1,81, possiede le misure adatte ad affrontare sia la jungla urbana, sia le mulattiere delle Dolomiti, con estrema scioltezza.
La redazione di Infomotori ha potuto sperimentare ed apprezzar le qualità della Freelander in entrambe le situazioni. La tranquillità del pilota è assicurata dalle quattro ruote motrici sempre in presa, vantando il sistema HDC (Hill descend control), che rallenta la marcia in discesa su terreni sdrucciolevoli, nonchè una serie di raffinati sistemi elettronici che contribuiscono ad una miglior trazione e ad una maggiore tenuta di strada, che abbiamo regolarmente verificando sia in città sia in percorsi “veloci”.
Il tempo “bizzarro” di questo periodo ci ha permesso di testarla in mezzo a piccoli “uragani”, apprezzando la stabilità e la semplicità con cui può si lascia condurre anche su strade impegnative.
Accanto alle due motorizzazioni benzina 1800 (117 CV) e V6 2500 (da 177 puledri, domati dal cambio automatico Steptronic), troviamo il nostro 2 litri turbodiesel common rail, ereditato dalla BMW. Riteniamo si tratti di un motore alcuqnto “depotenziato”, con 112 CV che non consentono prestazioni particolarmente emozionanti, un’accelerazione da 0 a 100 orari in 14,4 secondi ed una velocità di punta in linea con la politica del Ministro dei Trasporti: 164 km/h! Per contro i 15 km con un litro di gasolio non sono un’impresa, anche perché il Td4 invita ad assaporarsi il panorama piuttosto che la sonorità del 4 cilindri, che invita a rispettare i limiti autostradali se si vuol parlare coi propri amici o ascoltare la radio.
Eccellente la visibilità anteriore e lateralmente solo i montanti creano qualche piccolo disturbo (più sulla tre che sulla cinque porte).
Internamente si apprezza la razionalità della plancia e della strumentazione, la qualità dei materiali e la cura dell’assemblaggio che giustificano il prezzo leggermente superiore alla media. Ma alla lunga il maggior investimento è premiato da una maggior tenuta dell’usato. Le rivali nipponiche hanno cercato di attaccarla per conquistare lo scettro di leader delle fuoristrada compatte, ma né Honda né Mitsubishi possono vantare analoghi sucessi di critica e di pubblico e va ricordato che il Td4 non sarà un fulmine, ma le sue avversarie offrono ben poco sul versante del gasolio, fatta eccezione per la apprezzata Hyundai Santa Fè.
Alla guida il pilota si trova subito a proprio agio, dominando dall’alto la strada; i sedili anteriori sono ben conformati e confortevoli, la luminosità è apprezzabile, al pari della meccanica di base.
Lo sterzo è correttamente studiato più per l’uso turistico che “racing”, il cambio non delude ed il sistema frenante è adeguato al tipo di vettura.
La nostra versione supercurata è certamente sopra i 30.000 euro che non sono pochi, ma riteniamo che i contenuti tecnologici e la stessa immagine Land Rover giustifichino tali valori che si traducono in viaggi piacevoli e gratificanti.
Il vero peccato è utilizzare davvero in esigua percentuale le doti fuoristradistiche di questo mezzo, che andrebbe usato meno nei centri storici e più sugli sterrati di campagna.
Durante i nostri 3000 chilometri non abbiamo registrato alcuna anomalia ed il giudizio è decisamente positivo, invitando gli ingegneri Land Rover a farsi dare per la prossima generazione un cuore più brillante e silenzioso da BMW, che fornisce al marchio del Gruppo Ford numerosi propulsori, compresi quelli della Range Rover.
Giugno 2002
Servizio tratto da www.infomotori.com
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