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Mini One D: Test Drive
Diavolo di una Mini! Piccola e
colorata come si era presentata all'epoca del lancio -
data di ri-nascita aprile 2001, sotto l'ala di mamma BMW
- non avresti detto che in tre anni sarebbe diventata,
oltre che simpatica (ma lo era sempre stata), e cattiva
(vi dice niente la sigla Cooper S, 163 cavalli, con
relativo kit di potenziamento, 200 cavalli!, della John
Cooper Kit Works?) anche ultra economica. Eccoci infatti
al volante di una Mini diesel, chi l'avrebbe mai detto?
Settantacinque cavalli su motore millequattro, preso
pari pari da quello della Yaris griffata Toyota, ma con
una marcia in più e caratterino più aggressivo.
Scala 1/43
E' vero, le nuove generazioni crescono e
cambiano in fretta. Così alle basiche Mini One e alle
esuberanti Cooper, si è affiancata l’inevitabile
versione D. Ma sempre Mini è. E la Mini, è scritto nel
suo Dna, qualunque motore abbia sotto, è dedicata a chi
da piccolo sognava...
... Sognava, ricordate?, di diventare piccolo piccolo
per poter entrare dentro i propri giocattoli, per la
precisione in una delle proprie "macchinine" scala 1/43.
E magari farsi una bella corsa con la più sportiva, che
spesso era proprio una Mini Minor dal tetto a scacchi, a
tutta velocità tra le sedie della cucina e il divano del
salotto.
Il sogno diventa realtà, anche se l'effetto speciale si
inverte: è il giocattolo che diventa grande, tanto da
permettervi di entrarci dentro e poi di guidarlo. E’
giusto parlare così delle Mini di tutti i tempi, dalla
primogenita nata nel '59, fino alle discendenti degli
anni 2000, perchè così, proprio come un "toy", la vedono
i suoi stessi ispiratori, dagli ingegneri agli stilisti
inglesi che hanno riportato sull'asfalto quello che per
molti è un mito su quattro ruote.
Accettatela o Detestatela
Così anche la One D - tre metri e 65 per
uno e 68, alleggerita di cavalli rispetto alle altre
peperine della famiglia nate in quel di Oxford - va
affrontata con spirito molto Mini: d'accordo, sei la più
tranquilla delle sorelle, ma so che quando ti guiderò,
sulla mia faccia si disegnerà il più largo dei sorrisi.
E prima di calarsi nei panni del bimbo-pilota che si
nasconde un po' in tutti noi, è necessaria dunque una
full immersion nell'abitacolo. Accettatelo o
detestatelo, dentro è proprio così, altrimenti che
giocattolo sarebbe? Tachimetro centrale, rotondo e
grande come l’orologio da parete che avete in cucina,
contagiri subito dietro al volante, tondo anch'esso e
appoggiato per un centimetro solo sulla parte bassa, che
sembra debba cadere da un momento all'altro.
Sconcertanti levette su-e-giù anni sessanta/settanta per
i comandi d'uso ordinario, come gli alzacristalli,
l'aria condizionata e i fendinebbia. Maniglioni laterali
nello spessore delle portiere così larghi che la mano di
un adulto li può stringere appena. Micro-bagagliaio,
dedicato a chi non ha niente da portarsi via. E, dulcis
in fundo, la leva per l'apertura del cofano motore tutta
a destra, lato passeggero: gli inglesi non si sono mai
fatti riguardo per chi guida a sinistra.
Terzo Millennio
Tutto secondo le regole delle Mini nuovo
corso, che in fondo da quelle prima maniera non si
discostano molto. Ci riportano nel terzo millennio, la
radio con lettore cd e il volante (regolabile), oltre
che la cloche su cui compare il fatidico numero sei:
avete a disposizione una marcia in più. L'atmosfera
racing è comunque garantita dalla pedaliera metallo a
vista, dai sedili molto profilati e dal rivestimento del
cruscotto con effetto alluminio.
E' ora di girare la chiave di avviamento. Come è giusto
aspettarsi, sono le prestazioni il guado che separa la
Mini One D dalle Cooper: sotto il cortissimo cofano la
voce è quella del millequattro di origine Toyota, 75
cavalli, 180 newtonmetri di coppia a 2000 giri. Un
common rail di seconda generazione con turbocompressore
messo in movimento dai gas di scarico, il tutto
accoppiato all’intercooler.
E’ una Mini sui generis, che non schizza ai semafori
come una piccola pantera, ma che comunque supera i 160
orari e tocca i cento all’ora, con partenza da fermo, in
qualcosa meno di quattordici secondi.
E’ la Mini di chi vuole una Mini a tutti i costi,
oggetto d’arte anni sessanta da esibire in città o in
autostrada, e se ne frega delle prestazioni.
SORPRESA DIETRO L’ANGOLO
Ma la sorpresa è dietro
l’angolo. Quello che i progettisti chiamano il feeling
da go-kart - scarti decisi e curve pennellate – lo
ritroverete anche nella One D. Perché, comunque, quando
siete seduti il vostro fondoschiena sembra sfiorare
l’asfalto, e quel volante bello imbottito e verticale è
bellissimo da impugnare e, insomma, l’abitacolo sembra
dipinto attorno a voi: piccolo e ovattato, caldo e
rassicurante, soprattutto di notte, con l’illuminazione
arancione e quel parabrezza piccolo piccolo davanti a
voi. Scendere è un peccato.
In autostrada? A 130 chilometri orari,
l’ago del contagiri si ferma sui 2.800 e il computerino
di bordo informa che si consumano 6 litri ogni cento
chilometri. Sul misto invece, se si osa un po' di più,
lungo i tornanti secchi potete togliervi la
soddisfazione di mandare in leggero sovrasterzo la
vostra piccolina, con il posteriore che tende ad
allargare come se la trazione venisse dal retrotreno. E'
un difetto? Forse, ma a qualcuno potrebbe anche piacere.
Restando nei limiti in ogni caso, visto che, nonostante
siate su una Mini a gasolio, non mancano i canonici
dispositivi elettronici, come il controllo della frenata
e della stabilità.
Un mito è un mito
Una sosta, per dare un'occhiata ai
pneumatici: 165/65, proprio da diesel, comunque su bei
cerchi in lega, abbinati a sospensioni piuttosto rigide
(e l'effetto go-kart è dovuto anche a questo).
Mini, molto Mini anche questa versione D, che si
presenta con colori adeguati al ruolo: il blu, il giallo
e il rosso, naturalmente, faranno girare parecchie teste
al primo semaforo. L’assegno da staccare non è di quelli
leggerini: 17.300 euro o 18.200 per la versione De Luxe,
ma nella scelta sarete aiutati dalla certezza di bassi
costi di utilizzo.
Tagliata su misura, la Mini a gasolio, per chi sa già
che gli sguardi dei passanti si poseranno sull'auto e
non su chi la guida, e per chi gradisce l'andatura da
struscio invece di quella sportiveggiante. Perché un
mito è un mito, ma se consuma poco è anche meglio.
Giugno 2004
Servizio
tratto da
www.infomotori.com
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