
Opel nuova Astra: Test Drive
A
tutte le auto! A tutte le auto! Attenzione, ripeto,
attenzione! L'Opel Astra questa volta fa sul serio.
Le
auto che farebbero meglio a guardarsi le spalle sono
quelle del segmento C, e in particolare Sua Eccellenza
la Golf: l'ultima versione (la terza) della berlina
compatta tedesca con marchio GM sul cofano, fa davvero
paura.
Era
stata presentata in anteprima mondiale al Salone di
Francoforte (settembre 2003), l'abbiamo guardata,
toccata e guidata in questi giorni lungo la tortuosa
strada costiera che congiunge Tolone a Saint Tropez. E
poi spremuta per bene sulla pista di un aeroporto,
complice un manipolo di piloti-istruttori scatenati, che
tra birilli e gimkane andavano a nozze.
C’era una
volta
C'era
una volta l'Astra berlina, condannata a vivere all'ombra
della sorella station: quest'ultima, innovativa (prima
serie) e bella (seconda serie); quella, mai del tutto
convincente nella linea fin dal suo apparire, almeno in
Italia: quante Astra station abbiamo visto sulle nostre
strade, e quante invece nella versione "corta"? La
proporzione era tutta a favore della taglia forte.
Già,
c'era una volta. Perchè ora la nuova Astra berlina è
tutta un'altra cosa. Lo si capisce dal primo,
semplicissimo approccio. Più lunga delle sorelle che
sostituisce (14 centimetri, un'enormità), più larga
(due), più alta (quattro) la compatta Opel è di fatto
molto meno compatta.
Ma non
è questo il punto. Muso, posteriore, profilo,
fanaleria: tutto concorre a dare un aspetto più deciso a
quest’auto, come il cucciolo di tigre che diventa, da un
giorno all’altro, grande e grosso, con la sua
personalità, la sua grinta e un suo particolare fascino.
Le
foto parlano da sole, ed alcuni particolari colpiscono:
l’espressione della “faccia”, con bocca grande, e banda
effetto-metallo-lucido che taglia orizzontalmente la
calandra; e i proiettori sotto vetro, tecnologia
luminosa “a vista” tutta cristalli, che sembra quasi una
composizione di Svaroski.
Per
non parlare del posteriore, ora imponente, con lo stesso
richiamo stilistico della banda orizzontale, e gruppi
ottici ben tagliati (anche se, a voler cercare proprio
il pelo nell’uovo, richiamano un po’ quelli della
Peugeot 307), per la prima volta coperti da una plastica
traslucida che dà come risultato un’illuminazione più
decisa, soprattutto in retromarcia. Il profilo mostra un
muso pronunciato, passaruota molto grandi, linea di
cintura alta e linea del tetto “a scendere” nella parte
posteriore, con accenno, per nulla invadente, di
spoiler.
Dentro:
si sale di livello
L’abitacolo si è adeguato alla trasformazione: il
livello è decisamente salito e si ha la sensazione di
trovarsi in una “grande compatta”, con poltrone ben
imbottite, bracciolo, cruscotto imponente, rivestimento
soft-touch nella parte alta del cockpit, bel volante con
impugnatura sagomata, aggressivo con i tasti
multifunzione e, quando sono previste, con il cambio
tipo corsa sulle razze. Non mancano le raffinatezze: il
sensore che fa accendere e spegnere i fanali a seconda
della luce esterna, e quello di qualità dell’aria, i
poggiatesta attivi e la chiusura automatica dell’auto
dopo cinque minuti se le porte non sono state chiuse a
chiave, il DDS che avvisa se i pneumatici sono sgonfi e
il lettore musicale MP3.
Sotto
il cofano, dal benzina al diesel
La
nuova Astra verrà prodotta con 5 motori benzina e tre
turbodiesel. Ecco i benzina: un 1.4 da 90 cavalli (Twinport);
1.6 da 105 cavalli (Twinport) anche con cambio
Easytronic; 1.8 da 125 cavalli, anche con cambio
automatico; 2.0 turbo a sei marce da 170 cavalli; e 2.0
turbo a 6 marce da 200 cavalli, quest’ultimo disponibile
ad ottobre. I diesel sono due common rail 1.7 da 80 e
101 cavalli, mentre da ottobre entrerà in gamma un 1.9
CDTI da 150 cavalli.
Per
quanto riguarda la tecnica, spicca il sistema IDIS, che
garantisce la regolazione adattabile delle sospensioni
(a richiesta) e gli ammortizzatori a taratura continua
CDC. Sul cruscotto, poi, il pulsante SportSwitch varia
taratura delle sospensioni, risposta del volante e
dell’acceleratore a seconda che si opti per una guida
rilassata ed una più aggressiva.
E ora,
accendiamo il motore
La
tentazione è stata troppo forte: la prima ad essere
guidata è stata “l’Astra che non c’è”, insomma quella
con motore turbodiesel 1.9 da 150 cavalli a 6 marce.
Arriverà ad ottobre, ma siccome sarà di fatto
l’antagonista della Golf a gasolio di pari cilindrata e
cavallaggio, non si poteva aspettare un secondo di più.
L’Astra va fortissimo, è incollata al terreno e tiene la
strada, soprattutto con l’opzione “sport”.
Il
propulsore riprende da pochissimi giri anche in sesta
(il valore di coppia parla da solo: 315 Nm a 2000 giri),
consuma poco e promette 210 chilometri orari di velocità
massima e 9,1 secondi per l’accelerazione da 0 a 100: la
tedesca imparentata con General Motors sarà una brutta
gatta da pelare per la teutonica puro sangue, anche
perché costerà di meno.
Piacevolissimo il 1.7 da 101 cavalli, destinato
probabilmente a conquistare una larga parte della
percentuale di Astra vendute, mentre decisamente più
sotto tono il 1.6 Twinport a benzina: 4 cavalli in più
rispetto al 1.7 a gasolio non bastano a compensare la
differenza di coppia (150 Nm a 3900 giri, contro 240 a
2300), inoltre il propulsore deve fa i conti con una
massa notevole: insoma, per andare spediti bisogna
tirare le marce, e il risultato non è strepitoso, in
compenso la rumorosità interna e i consumi aumentano di
molto. Meglio gustarsi questo motore con il bel cambio
automatico con opzione sequenziale e leve al volante,
optando però per una guida turistica.
Pista
d’aeroporto: si balla!
Lo
sguardo dell’istruttore ricorda vagamente quello di
Hannibal the Cannibal: proprio questo ci doveva
capitare? Al suo fianco (poi guideremo da soli) ci
sentiamo in balìa di un pazzo: briefing in inglese e
poi, via!
L’Astra da torturare è la 1.8 benzina da 125 cavalli,
gommata alla grande: 225 su cerchi da 18”, in
concessionaria non la troverete così. Ma sarebbe
ingeneroso dire che se non ci siamo rovesciati il merito
è stato solo dei “piedoni”. L’Astra ha un gran telaio,
che supera senza fiatare il leggendario test dell’alce,
lo slalom tra i birilli e l’entrata in curva a gomito a
150 orari.
Con
ESP inserito, ma anche senza questa fatidica funzione:
in questo caso la scodata è da brivido freddo lungo la
schiena, e ci vuole comunque una mano calda come quella
di Hannibal per non girarsi. Quando passa nelle nostra
mani, un paio di birilli volano, ma niente di più, anche
quando, al terzo giro, ci diamo davvero dentro e
Hannibal, diventato passeggero, sibila: “Too fast…”.
Prezzi e
obiettivi
La
scelta del prezzo è decisamente mirata: quello del
modello d’attacco (1.4 Twinport), 14.650 euro, si
colloca infatti proprio a metà strada tra le meno
costose concorrenti (sempre modelli d’ingresso, 5 porte)
– Peugeot 307 e Toyota Corolla – e le più salate Fiat
Stilo, Ford Focus, Renault Megane e Volkswagen Golf,
quest’ultima in vendita a 17.062 euro.
Così
come in Europa, il segmento C vale circa il 20% del
mercato, il secondo per importanza, con 400.000 auto
all’anno.
Opel
annuncia così che “la nuova Astra ha il compito
determinante di andare alla conquista di un mercato da
quasi 300.000 unità all’anno”.
Opel
in questo primo anno di commercializzazione conta di
vendere in Italia 18.000 Astra a 5 porte, a partire da
aprile. In attesa che la gamma si arricchisca della
station (anche con motori 1.7 e 1.9 a gasolio), una
“diva” che non ha bisogno di superare nessun esame.
Luglio
2004
Servizio tratto da www.infomotori.com
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