
Porsche Cayenne V6 3.2: Test Drive
Per vederla e provarla si
fanno anche follie….. Sei aerei in due giorni, un salto
da brivido nel Frigorifero della Terra, mani a cercare
un improbabile rifugio in guantoni troppo cittadini per
servire a qualcosa, occhi sgranati davanti ad un
termometro che sfiora i - 30 e ad un sole pallido che
non ne vuole sapere di staccarsi dalla linea
dell'orizzonte.
Stiamo parlando della
presentazione stampa della Porsche Cayenne V6: la “baby”
spinta da un 3,2 litri da 250 cavalli (o che siano renne
vapore…)
E' lì, sulla linea del
Circolo Polare Artico, che la Casa di Stoccarda ci ha
dato appuntamento.
Rovaniemi, Lapponia, paese
di alci, renne e un Babbo Natale replicato all'infinito
in cartoline, gift shops e cartelli segnaletici.
E' qui che ci incontriamo
con la "piccola" Cayenne, la SUV che dal 2000 dà
spettacolo anche solo a guardarla, anche quando sta
ferma, anche quando il suo motore non pulsa.
E' l'ultima creatura di
Porsche che, dopo aver rialzato, gonfiato, dilatato in
altezza e in larghezza la sua anima di sportiva, creando
nel maggio di tre anni fa la Sport Utility Cayenne V8 (S
e turbo), ha ora partorito la sua entry level: fisico
dirompente (la famiglia è quella) unito però ad una
personalità più discreta. Miscela da che non passa
inosservata.
La gemellina della V8
(stessa prestanza, con 4,78 metri di lunghezza e 1,92 di
larghezza) si presenta in un classico completo grigio,
verso sera si metterà in blu, bella sempre e comunque.
E' nel centro del villaggio di Babbo Natale, fingiamo
interesse per souvenir e dolcetti da turisti, preferendo
per fare quattro passi ghiacciati.
Su strada
Chiave d'accensione da
Porsche, rigorosamente sulla sinistra, a ricordare la
propria storia, con i piloti di Le Mans che volevano la
mano destra libera, sulla linea di partenza, per
ingranare subito la marcia.
La voce della sorella
minore è il sussurro che nasce da un sei cilindri a V
aspirato, 24 valvole per un tremiladue da 250 cavalli.
Nessun complesso di inferiorità verso niente e nessuno,
la piccola Cayenne ci porta via su una strada statale
innevata, congelata, scivolosa, da incubo, con la
sufficienza e il distacco di chi sa che, tanto, può
andare dove vuole, quando le pare.
Su questa infinita
striscia bianca, che taglia in due paesaggi
cristallizzati dal freddo, con alberi disegnati da una
matita bianca sullo sfondo di laghi ghiacciati, ci vuole
un fisico bestiale per muoversi senza incertezze, e
soprattutto quella coppia, 310 Newtonmetri, che viene
fuori senza soluzione di continuità tra 2.500 e 5.500
giri e una trazione integrale sofisticata che gestisce
il grip nelle situazioni estreme: 100% di spinta
all’asse posteriore, oppure 100% di trazione su quello
anteriore, a seconda della necessità, partendo da un
62%-38% per le strade così dette normali.
La baby Cayenne è calda, i
nostri guanti sono già sul grande divano posteriore, è
una soddisfazione sottile vedere sul dispaly del
navigatore che fuori ci sono 19 gradi sotto zero, poi
-20, poi -25… Dentro è il nido che sogni nelle notti
buie e tempestose, la compagnia è quella di una signora
che sa il fatto suo: tu ascolti musica classica, giochi
con il nuovo cambio meccanico a sei rapporti e intanto
sotto i tuoi piedi i processori danno anima al sistema
di trazione sulle quattro ruote Porsche Traction
Management, con sensori pronti a misurare velocità,
accelerazione trasversale, angolo di sterzata e
pressione sull’acceleratore.
A cosa servono? A me, che,
imbambolato a guardare cruscotto e abitacolo, ad
annusare la pelle dei sedili riscaldati, ad ascoltare le
note provenienti da dodici altoparlanti, arrivo troppo
lungo alla prima curva, dopo dieci chilometri di
rettilineo, sterzo bruscamente e freno con decisione.
Non c’è tempo di sudare freddo, la baby Cayenne rimedia
agli evidenti limiti di un ammiratore distratto, taglia
e ripartisce la coppia motrice sulle ruote in crisi di
aderenza, azionando anche i freni in modo completamente
indipendente sui quattro dischi. Rilassati, amico, è
tutto passato.
Ora filiamo sulla statale
più assurda del mondo: anche venticinque chilometri
senza incontrare anima viva, salvo veder materializzarsi
all’improvviso, da dietro dossi lunghi come onde
oceaniche, camion mostruosi e sbuffanti di fumo bianco.
Messaggi che servono a farmi riavvitare la testa sul
collo, perché su quella stessa strada, lungo quegli
stessi avvallamenti, con la baby Cayenne avevo voluto
osare: senza sperimentare l’emozione dei 214 chilometri
orari dichiarati da Porsche, filavo comunque come il
vento e l’accelerazione con partenza da fermo (0-100 in
9,1 secondi) è una soddisfazione che si era presa fin da
subito.
Ma la Cayenne non finisce
di stupirci.
Via dalla statale, ora si
scappa insieme su quella stradina a sinistra. Dove ci
sta portando? Ecco il cartello rivelatore: “Arctic
Driving Center”. Un anello che diventa un “otto”, a
racchiudere le situazioni di guida più estreme: neve e
ghiaccio su pendenze impossibili, slalom, corsie gelate
larghe come un’autostrada americana che si trasformano
in un attimo in una stradina di montagna, punteggiata
sui lati da minacciosissimi alberi, candidi piazzali su
cui potrebbero atterrare contemporaneamente quattro
elicotteri, buche e avvallamenti. E un freddo bestiale.
La baby Cayenne vuol far
vedere di che pasta è fatta, vuole farci dimenticare,
penso, la sorella maggiore, straripante di energia con
il suo otto cilindri quattromilacinque, i suoi 340
cavalli, la sua coppia da 420 Newtonmetri, il suo spunto
da 0 a 100 in 7 secondi, la sua velocità da 242
chilometri orari. La Cayenne V6, per sbalordirci, tira
subito fuori il suo asso nella manica: la grande sarà
anche ultra palestrata, ma questa pesa un quintale di
meno. Così il rapporto peso-potenza-prestazioni acquista
un valore diverso, e noi ci lanciamo subito su rampe
imbiancate oltrepassate di slancio oppure con un filo di
gas. Scopro che possiamo fermarci, innestare la prima e
staccare il piede dal pedale del freno senza precipitare
all’indietro: la mano che sorregge le due tonnellate e
passa della Cayenne V6 si chiama Porsche Drive-Off
Assistant”, ti permette di non innescare una caduta
libera incontrollata e di tornare a casa a raccontare
tutto.
Poi sono fuochi
d’artificio, perché sull’”Arctic Driving Center” tutto è
lecito tranne guidare in modo normale: il circus-on-ice
delle manovre azzardate, delle curve e delle frenate
improvvise.
Questa baby è un vulcano,
devo scendere e prendere fiato. Mi serve una scusa,
eccola: un’occhiata ai prezzi. Per la V6 (già in vendita
dalla settimana scorsa) si parte da 40.900 euro, si
pagherà di più per la versione con cambio Tiptronic a 6
rapporti. La piccola Cayenne è un peperino e promette
già battaglia a Bmw X3 e Volvo XC90 Volvo. Ma sarà una
bella gatta da pelare anche per le tedesche più costose
(X5 e Mercedes classe ML) vista la dote che si porta
dietro, dal bagagliaio da 540 litri, alla possibilità di
trainare fino a tre tonnellate e mezza, dalle
sospensioni ad escursione variabile ai consumi (10,6
litri per 100 chilometri nell’extraurbano).
Riecco il grande freddo
che torna. Ci giriamo lentamente ed allunghiamo la mano
sulla portiera. Sbarriamo gli occhi. La baby Cayenne ci
ha riservato l’ultima, incredibile sorpresa. Vicino a
lei c’è la sorella maggiore: Cayenne V6 e Cayenne V8
affiancate, stesso sguardo da Porsche inselvatichita, i
motori che ronzano sommessamente, la silouette da colpo
di fulmine.
Il nostro folle volo fino
al Circolo Polare Artico per vedere la baby,
l’appuntamento al villaggio, la corsa lungo la statale,
le acrobazie nell’Arctic Driving Center… Credevamo di
vederci da soli con la “piccola”, credevamo ad una
rivalità nascosta tra le due SUV targate Porsche. Poveri
ingenui. Ecco i dati: 20.603 Cayenne otto cilindri
vendute dal giorno del lieto evento ad oggi.
Quindicimila la previsione di vendita della nuova V6.
Nessun antagonismo, i due volti di Cayenne, nelle
intenzioni della Casa Madre, ammalieranno diverse
tipologie degli amanti del genere selvaggio-con-stile,
comunque marchiato Porsche. E agli indecisi come noi
resta solo il ricordo di due sorelle affascinanti,
incontrate a meno 25 gradi, nella terra di Babbo Natale.
Il quale, per questa folle scappatella, quest’anno ci
porterà solo carbone.
Aprile
2004
Servizio
tratto da www.infomotori.com
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