
Renault Scenic II 1.9 dci: Test Drive
Avvicinarsi alla Renault Scenic II per un test drive
significa prima di tutto girarle intorno, fino ad
arrivare alla zona posteriore per restare impressionati
dal forte taglio che i designer hanno voluto dare alla
sua coda. Certamente poco diplomatici con la matita, ma
il risultato è decisamente originale e le vendite stanno
dando ragione ai coraggiosi uomini della Renault.
Interni
Ma una
volta chiusa la porta, riecco il familiare “ambiente
Renault”: forme coraggiose, sedili comodissimi,
insonorizzazione adeguata, comandi morbidi. E
naturalmente l’effetto monovolume che, questo sì, piace
a molti: si viaggia alti da terra, in un ambiente
luminosissimo, anche se fuori la giornata è grigia come
il lunedì del rientro al lavoro. Ci si accomoda con la
sensazione che qui ci possa stare di tutto, e che tutti
possano trovare la posizione giusta, a partire dal
guidatore, autorizzato anche a spostare il bracciolo
anteriore-portaoggetti, che scorre tra i due sedili su
un invisibile binario. Soluzione, quest’ultima, che
scongiura finalmente la sindrome da gomito corto, quella
che ti prende quando scopri che l’appoggio è troppo
arretrato.
Carico
super
Pacchi
e pacchetti? Valigie e borsoni? Il bagagliaio da 430
litri è pronto a superare l’esame. E quei giocattoli
piccoli piccoli dei figli che, dentro un’auto, sembrano
improvvisamente enormi ed in un nanosecondo occupano
tutti gli spazi disponibili? Nessun problema neanche per
questo: il trucco sta nelle tasche, nei tavolini
estraibili dagli schienali, nei portaoggetti integrati e
nei braccioli apribili che producono la straordinaria
capacità di una novantina di litri di volume. Un plus
viene infine dal lunotto apribile separatamente dal
portellone, per caricare il sacchetto dell’ultimo minuto
che, state sicuri, c’è sempre. Il gioco è fatto. Ora
però fate entrare anche i figli: non vorrete
dimenticarli a casa vero?
La
scheda invisibile
Una
regolata al volante e al sedile e si può mettere in
moto. Cielo, la chiave!
Ma è
inutile agitarsi per qualcosa che non esiste. Meglio
abituarsi in fretta alla “card”, poco più spessa del
vostro bancomat, che apre portiere, bagagliaio e,
appunto, permette di avviare il motore. Per entrare si
preme il simbolo della portiera aperta, e una volta
dentro si accende il motore inserendo la scheda
nell’apposita fessura e spingendo un pulsantone che fa
tanto “racing”. Con un’avvertenza: imparate a memoria le
funzioni dei tre mini-pulsanti inseriti sulla scheda.
Infatti il disegnino che le rappresenta (portiera
aperta, portiera chiusa, bagagliaio aperto/chiuso), è
nero esattamente come la scheda, ed è praticamente
invisibile. C’è da giurare che più di un cliente, anche
dotato di vista buona, avrà già fatto presente al
concessionario il problema. A questo punto Renault
dovrebbe intervenire, magari colorando quei tre
simboletti.
Il
bello del gasolio
La
Scenic della prova nasce con il motore diesel più
potente dei due in dotazione, quello da 1,9 litri di
cilindrata, con 120 cavalli e la bella coppia di 300 Nm.
Come dire, un altro duro colpo inferto ai “benzina”,
sempre più in sofferenza rispetto a motorizzazioni a
gasolio che ormai scattano e, soprattutto, riprendono
dai bassi regimi con entusiasmante brio, e che corrono
come il vento.
Questo, in particolare, è un motore da quasi 190
chilometri orari, che gira a bassissimi giri (la Scenic
della prova ha sei marce) se si rispettano le medie
autostradali. I consumi poi faranno sudare freddo il
benzinaio sotto casa: la media è di meno di sei litri di
gasolio per coprire 100 chilometri. Assicurato infine
l’effetto cambio automatico: con marcia alta (terza e
quarta, ma anche quinta) la ripresa è decisa anche
partendo da meno di millecinquecento giri.
Effetto Espace
Una
cosa che la Scenic II non vi farà sentire è lo stress da
viaggio. Dentro, il motore alza la voce solo se si
esagera con l’acceleratore, e sono stati praticamente
eliminati i fruscii aerodinamici. Un bel risultato,
considerando che ora la monovolume compatta di Renault
ha dimensioni più generose di quella che l’ha preceduta,
con 4,26 metri di lunghezza, 1,62 metri di altezza e un
passo degno di una grossa familiare (2,68 metri). Se
prima la Scenic si distaccava decisamente dalla
monovolume ammiraglia, con queste misure e con il
particolare design (bello e aggressivo il muso, dotato
di fari allo xeno), è innegabile che la seconda versione
offra per certi verso un gradevole effetto-Espace, sia
all’esterno che all’interno. Insomma, al volante
dell’ultima Scenic ci si sente più importanti di prima.
Sicurezza in souplesse
Trattatela pure da sportiva (ma che non diventi la
regola, la Scenic resta pur sempre una monovolume
compatta destinata soprattutto a giovani coppie o a
famiglie con bambini) e scoprirete, rollio a parte
dovuto al baricentro alto, che i grossi pneumatici da
205 e l’elettronica (in primis ABS e controllo della
stabilità) perdoneranno le manovre un po’ troppo
allegre.
Significa che nella guida di tutti i giorni l’auto offre
standard e margini di sicurezza molto elevati.
L’elettronica fa bene, ma bisogna fare l’abitudine a
qualche novità. Nella Scenic II per esempio il freno a
mano è, appunto, gestito dai processori e si inserisce
automaticamente quando spegnete l’auto. Una volta
riacceso il motore però, bisognerà tenere presente un
lievissimo ritardo di risposta quando si inserisce la
prima per partire: il freno a mano viene sì disinserito
automaticamente, ma non con l’immediatezza
dell’intervento manuale. Si tratta solo di frazioni di
secondo, ma all’inizio la cosa si sente e può lasciare
un po’ perplessi.
La
lunga palpebra
Via
dall’autostrada, ecco la città. La Scenic si muove in
scioltezza, il motore elastico aiuta eccome, così come
lo sterzo morbido. E resta impagabile il navigatore, con
schermo centrale e in posizione elevata, ben visibile
sopra il cruscotto e accarezzato dalla lunga palpebra
che, partendo da sinistra dove sfiora la strumentazione,
declina con stile molto francese verso destra. Servono
23.150 euro (versione più ricca) per mettere in garage
la Scenic II 1,9 a gasolio: il rapporto qualità-prezzo
sembra decisamente favorevole, anche in considerazione
del fatto che l’usato di questo modello tiene eccome,
soprattutto se sotto il cofano c’è un motore diesel. E’
ora di scendere. Se i tre pulsantini della scheda non si
vedono, basta ricordare: alto-apre, basso-chiude,
destra-apre/chiude il bagagliaio. Questo vi eviterà di
andare a cercare un lampione di sera per vedere quale
pulsante premere e dare un ultima occhiata alla vostra
compagna di viaggio!
Aprile
2004
Servizio tratto da
www.infomotori.com
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