
Volvo V50: Test Drive
L’apparenza inganna.
Potrebbe sembrare che Volvo – tutto iniziò con il lancio
della 850 - voglia fuggire da se stessa. Ricordate le
leggendarie 240 e 740, nelle versioni berlina e station?
Auto tagliate con l’accetta, tutte portelloni verticali
e spigoli vivi. Dalla 850 in poi le linee sono cambiate.
In continuazione. Tanto che proprio l’850,
rivoluzionaria rispetto alla serie 700 e 900, con
l’avvento della più morbida V70 prima serie, sembrava a
sua volta disegnata con il righello.
E poi, la stessa V70 prima
serie, una volta arrivata sulla scena la seconda
versione, apparve subito vecchia: cambiarono ancora le
linee, meno tese e sempre più rotondeggianti,
l’impostazione della calandra, sempre meno verticale e
più ingentilita. Ma l’apparenza, appunto, inganna. Lo
stile nuovo infatti non ha mai cancellato il “family
feeling”, quella sorta di sensazione da automobilista
che ti fa riconoscere la marca nonostante i cambiamenti.
Accade da sempre con le Volvo, accade ancora oggi con
l’ultima arrivata, l’erede della station V40 chiamata
V50.
Faccia da svedese
Che sia il “family
feeling” o qualcos’altro, fatto sta che la V50, pronta a
presentarsi per un test drive lungo le coste di Malaga,
ha chiamato sulla Spagna un tempo molto svedese: freddo
e pioggia, con speranza di miglioramento uguale a zero.
Così si scopre, complice forse il clima molto nordico,
la faccia da svedese della V50: tanto, tanto lontana
dalle vecchie Volvo, eppure sempre riconoscibile. E’
vero, ora il muso sembra un’estremizzazione della V70,
con calandra che si protende in avanti, tanto che i fari
anteriori sembrano “dimenticati” una spanna più
indietro. L’effetto è molto aggressivo, appena addolcito
da una fanaleria di grande effetto: vetro trasparente a
lasciar vedere le lampadine, disegno allungatissimo e
avvolgente. Ma resta la nervatura a V sul cofano, che
fa da sempre “molto Volvo”. Come già per la V70, accade
che la lunghezza sia (di poco) inferiore al modello che
sostituisce, però aumentano passo, larghezza e altezza.
Risultato, l’effetto finale è di maggiore possenza,
dinamicità e sportività, anche per la disposizione delle
quattro ruote ai quattro angoli della carrozzeria,
praticamente senza sbalzi. La fanaleria posteriore
richiama quella della grande station V70, anche se qui
il disegno ha subito un’ulteriore evoluzione stilistica.
A girarci intorno ci si accorge di essere davanti ad una
vettura del segmento premium, sensazione che non si
avvertiva con la V40.
Sportiva con sobrietà
Atmosfera sportiveggiante
e al tempo stesso ricercata, sobria, come mamma Volvo da
sempre impone, ma anche modernizzata. Si respira questo
nell’abitacolo della V50, e ci vogliono meno di dieci
secondi perchè lo sguardo venga catturato dalla
originalissima consolle centrale: invece del classico
blocco che cala verso il basso dal centro del cruscotto,
una “lastra” sottile che lascia completamente libero un
nuovo spazio, dietro di sé, sconosciuto finora agli
automobilisti. Questo panello è offerto anche in
versione trasparente, con collegamenti elettronici “a
vista”: roba da chiamare i bambini del quartiere a
gustarsi lo spettacolino hi-tech.
Un guardiano chiamato IDIS
Idis sembra un nome
mitologico, ma è invece l’acronimo di Intelligent Driver
Information System. Un sistema unico finora nel panorama
automobilistico (già applicato alla berlina S40 e ora
sulla V50) che interrompe informazioni e segnalazioni di
bordo ritenute non indispensabili in caso di situazione
di guida critica. Un esempio per tutti. Se vi trovaste
impegnati in un sorpasso o oppure in una curva o in una
frenata, il sistema potrebbe “non dirvi” che state
ricevendo una telefonata, semplicemente inibendo la
suoneria del cellulare di bordo, salvo poi segnalarvi,
in una situazione di guida tranquilla, che avevate
ricevuto la telefonata. Qui l’elettronica si mostra
davvero utile e “intelligente” nel campo della
sicurezza.
I motori: 4 e 5 cilindri,
benzina e gasolio
La V50 viene lanciata sul
mercato con tre motorizzazioni cinque cilindri a benzina
ed uno 4 cilindri a gasolio. I primi sono un 2,4 litri
da 140 cavalli a 6 marce, un 2,4 litri da 170 cavalli a
5 marce, e un 2,4 litri ultra performante a 5 marce con
fatidica sigla T5 e una bomba da 220 cavalli nascosta
sotto il cofano. Tutti e tre i propulsori possono essere
equipaggiati con cambio automatico a 5 marce. Il motore
a gasolio è un due litri da 136 cavalli con cambio a sei
marce.
Ma la famiglia è destinata
a crescere nel corso dell’anno. In primavera infatti
arriveranno altri due “benzina”: un 1.8 da 125 cavalli a
5 marce, e il dirompente T5 da 220 cavalli ma questa
volta nella versione AWD, cioè con trazione integrale
permanente, a 6 marce oppure con il cambio automatico a
5 rapporti. E in autunno, infine, ecco altri due motori
a benzina (1.8 da 125 cavalli con trasmissione CVT e 1.6
da 100 cavalli a 5 marce), e uno a gasolio, 1.6 da 110
cavalli con cambio manuale a 5 rapporti o automatico CVT.
Probabile che sia quest’ultimo a fare i numeri maggiori
in combinazione con il diesel da 2 litri.
Il test: diesel e “cattiva
integrale”
La Volvo ha messo in campo
per il test drive spagnolo la motorizzazione a gasolio
da 136 cavalli e la muscolosissima T5 a benzina da 220
cavalli con trazione integrale. Una corsa sulla V50
“cattiva” per togliersi subito ogni dubbio. Questa T5 va
fortissimo, e d’altronde quella sigla era già di per sé
una garanzia. La notevole coppia (320 Nm) parte da molto
in basso, spingendo senza soluzione di continuità da
1500 a 4800 giri. Un missile su ruote che non solo
accelera da 0 a 100 in 6,9 secondi (l’automatica in 7,3)
e tocca i 240 orari (automatica 235), ma è pure
incollato a terra grazie alle quattro ruote motrici,
secondo lo schema già collaudato sulla XC70. Per chi ama
il concetto di sportwagon, con buona capacità di carico,
prestazioni super, ingombri esterni contenuti e la
possibilità di “divagare” dall’asfalto all’off road non
estremo senza alcun problema (se non quello di visite
frequenti dal distributore di benzina se si pesta con
l’acceleratore). La motorizzazione turbodiesel sarà
senza dubbio il cavallo di battaglia della V50. Il
motore, common rail, parla francese visto che è stato
sviluppato da PSA, e se i puristi del marchio svedese
sono disturbati da questo, potranno concentrarsi sul
buon cavallaggio (136 CV) e la coppia da 320 Nm,
garanzie di erogazione della potenza fluida ai bassi e
consumi contenuti, comunque con prestazioni di tutto
rispetto: 0-100 in 9,6 secondi e velocità di punta
dichiarata di 210 chilometri orari. I sedili contengono
bene negli spostamenti laterali, soprattutto nella
versione sportiva, l’insonorizzazione dell’abitacolo è
ottima. Vita a bordo effettivamente “premium”, così come
le dotazioni di serie come ad esempio il clima
automatico, l’impianto radio con lettore cd, lo
stupefacente IDIS, nonché i sistemi di sicurezza STC,
EBA e SIPS che si possono trovare sulle Volvo più
grosse. Nonostante il passo allungato rispetto alla V40,
l’abitabilità posteriore può risultare critica se
guidatore e passeggero anteriore sono “spilungoni” che
arretrano al massimo i sedili. Il bagagliaio non delude,
tenendo presente che, premium o non premium, questa
resta una station “media” quanto a dimensioni.
Finezze… pericolose
La chiave intelligente, di
cui è dotata la V50, non tiene conto della testa
dell’automobilista. Le portiere si aprono semplicemente
tenendo in tasca la “key” elettronica e impugnando la
maniglia, e una volta dentro, il motore viene acceso non
con “quella” chiave ma con un’altra chiave già inserita
nel cruscotto. Ma immaginate questa scena. Marito e
moglie si trovano davanti alla loro V50, lui tiene in
tasca la chiave elettronica, lei afferra la maniglia,
entra, mette in moto e parte. Lui se ne torna a piedi
mentre lei va a fare la spesa, tanto la macchina parte e
va anche senza la chiave intelligente. Ma se lei a
questo punto spegne il motore, scende e chiude la
portiera, senza la chiave intelligente (rimasta nelle
tasche del marito) non potrà più entrare nella sua auto.
Attenzione quindi. E attenzione anche alle manovre in
spazi stretti. I bellissimi specchietti retrovisori
esterni contengono infatti anche gli indicatori di
direzione, il cui vetro trasparente però sporge rispetto
al profilo della cornice in plastica. Se si tocca un
muro, addio “freccia”.
I prezzi e le rivali
Costa tanto oppure no? Per
trovare dentro di sé una risposta bisogna considerare
che per Volvo la V50 merita di diritto di entrare nella
categoria “premium” e quindi di fatto duellerà con
station medie di prestigio del calibro di Audi A4 Avant,
BMW Serie 3 e Mercedes Classe C SW. E’ evidentemente
alla luce di queste concorrenti che bisogna dunque
inquadrare il listino: si va dai 25.700 euro della V50
2.4 benzina da 140 cavalli nell’allestimento base (Kinetic),
ai 34.975 euro della T5 da 220 cavalli con allestimento
top (in Svezia hanno deciso di chiamarlo Summum). Il
modello che attrarrà di più la clientela italiana , il
diesel 2 litri da 136 cavalli, costa 26.250
nell’allestimento Kinetic, 28.600 in quello intermedio
denominato Momentum e 31.375 nell’allestimento Summum.
L’eredita’
Un’eredità pesante, quella
lasciata dalla vecchia V40. A guardare solo le cifre
italiane, si capisce che la station “entry level” di
Volvo è stato un vero e proprio best seller, con 62.000
auto vendute in sette anni vita, (con record, 11.050,
nel ’97), mentre nel 2003 le V40 consegnate sono state
5.200: tante, visto che il modello cominciava ad essere
datato. Ma la V40 ha convinto anche gli automobilisti
del resto del mondo: 650.000 auto prodotte in sette
anni, record produttivo segnato nel ’97-’98 (106.000
auto), 50.000 unità prodotte nel 2003. Dulcis in fundo,
una produzione prevista fino al prossimo giugno di
18.000 auto, nonostante questo sia l’anno dell’entrata
in scena della discendente V50.
Il labirinto delle sigle
Vale la pena addentrarsi
per un attimo nel labirinto delle sigle di Volvo.
Lontani i tempi delle 240 e delle 740 berline (con il 5
finale erano station) ora bisogna fare i conti con la
sigla S per le berline e V per le station. Ma non è
finita: le decine pari sono berline, divise per
dimensioni, così si va dalla “piccola” S40, si passa
dalla media S60, e si arriva all’ammiraglia S80. Le
decine dispari indicano le station, pure divise per
dimensioni: ed ecco la V50 e la V70. Quanto alle Suv,
hanno denominazione XC seguita dal numero (decina
dispari: XC70 è la quattro ruote motrici derivata dalla
V70, mentre la sorella maggiore che sfida le grandi Suv
tedesche è la XC90). Infine la C, che indica la
cabriolet di casa: per ora si chiama C70, ma è facile
intuire un prossimo cambiamento di nome con l’avvento
della nuova cabrio (già in cantiere, verrà realizzata
con la carrozzeria Pininfarina). E se è vero che la
cifra a due numeri è legata alle dimensioni, tutto fa
pensare che la nuova cabrio Volvo si chiamerà C50.
Gli obiettivi
I numeri futuri della V50
sono importanti. Volvo punta a produrne quest’anno nel
mondo 75.000, di cui l’80% in Europa, il 10% negli USA,
il 5% in Giappone e il 5% in altri Paesi. Quanto
all’Italia, i volumi sono quantificati in 8.000 unità
nel 2004 e 10.000 nel 2005. La parte del leone, ma
questo ormai non sorprende più nessuno, la farà la
motorizzazione turbodiesel: 85%.
Il target e il lancio sul
mercato
L’identikit del “volvista”
che decide di staccare l’assegno per una V50 è ben
chiaro nella mente della casa automobilistica svedese:
“Chi fa un passo avanti nella vita, una coppia che
decide di avere dei bambini, una persona che abbia
ricevuto un incarico professionale più qualificante, o
chi sente di avere maggiori necessità di trasporto
collegate alle proprie attività del tempo libero.
Insomma, persone che desiderano un’auto di categoria
premium, con aspirazioni sportive e la necessaria
versatilità”. La V50 sarà in concessionaria da metà
aprile, quando inizieranno le consegne. Piacerà ai
giovani (30-40 anni), mentre resta un dubbio sui gusti
dei “duri e puri” del marchio svedese, quelli che ancora
ricordano le 240 e 740: lunghe, lunghissime,
spigolosissime. E indistruttibili, come solo i miti
possono esserlo.
Giugno
2004
Servizio
tratto da
www.infomotori.com
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