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 HARLEY DAVIDSON

 

Harley Davidson VRSC V-Rod: Test Drive

Una vera e propria rivoluzione, a partire dal design per arrivare al propulsore. La Harley-Davidson V-Rod, infatti, non è solamente la moto più sportiva mai prodotta dalla celebre Casa americana, ma è la capostipite di una nuova generazione di motociclette, studiate per incontrare non solo il gusto degli appassionati del genere custom, ma anche di chi fino ad oggi avrebbe voluto una Harley-Davidson che non lasciasse l’amaro in bocca in tema di sportività.

Una scelta importante quella della Casa di Milwaukee, non del tutto gradita al “popolo Harleyista”, decisamente trasgressivo ma allo stesso tempo molto conservatore, che non ha accettato di buon cuore l’ultima nata, troppo fuori dai canoni estetici e non rispettosa della tradizione, che ha sempre visto come un punto fisso il mitico propulsore bicilindrico raffreddato ad aria.

Il design

Come quasi tutte gli oggetti di culto americani, anche la concezione della V-Rod è stata affascinante e quasi “da film”. In un’intervista rilasciata al momento della presentazione, Louie Netz, direttore dello Styling Harley Davidson, racconta come la prima bozza sia virtualmente nata nel ’95 sul tovagliolo di carta…di un ristorante italiano.

Senza dubbio affascinante e con quanto più metallo si potesse perché, nonostante sia rivoluzionaria, la plastica non è un materiale idoneo alla costruzione di una Harley Davidson.

Via libera quindi alle cromature ed all’alluminio lucidato, come nel caso della forcella, del convogliatore d’aria posto dietro alla ruota anteriore, degli scarichi o del guscio che copre il finto serbatoio. Bassa e filante, con ogni particolare perfettamente in ordine, disegnato con un pizzico di minimalismo, proprio per lasciare libera la scena al pulsare regolare del “pomo della discordia”.

Il propulsore

L’elemento più innovativo e tecnologico mai prodotto in 100 anni di storia della Casa è proprio l’oggetto del contendere tra i più conservatori e chi non vedeva l’ora che l’Harley-Davidson sfornasse qualcosa di molto innovativo.

Dei propulsori che hanno reso noto in tutto il mondo il marchio americano non è rimasta che l’architettura bicilindrica. Tutto il resto è storia del passato, a partire dal raffreddamento ad aria, rimpiazzato da un moderno impianto ad acqua, per arrivare alla V dei cilindri che passa da 45 a 60 gradi, per non parlare poi dell’elettronica…considerata come la Nutella sulle lasagne da chi vive di “pane ed Harley”.

115CV non sono pochi, nemmeno per una sportiva di razza, figuriamoci per una custom!
Ma da dove arriva così tanta potenza? La risposta è scritta a caratteri cubitali, il nuovissimo bicilindrico è stato prodotto in collaborazione con Porsche, che di motori sportivi ne sa “una pagina più del libro” come, del resto, conosce bene i trucchi per trasformare uno storico propulsore raffreddato ad aria in una moderna unità raffreddata a liquido. Leggasi Boxster, anno 1996.

La cilindrata del propulsore è di 1130cc e la distribuzione è assicurata da due alberi a camme in testa. L’angolo incluso tra le valvole è contenuto in soli 25°, e su ciascuna camma di scarico lavora il dispositivo di decompressione automatica ACR, utile per le partenze a freddo. La nuova iniezione elettronica sequenziale ha i condotti di aspirazione perfettamente verticali tra i due cilindri, grossi corpi farfallati da ben 53 mm, e 5 sensori che comunicano alla centralina di accensione, tutti i parametri necessari al funzionamento.

Altra grossa novità è l’adozione di un carter umido, la coppa contiene ben 3,8 litri di olio, in luogo del precedente sistema a carter secco, con il radiatore di raffreddamento dell’olio posizionato appena sotto al radiatore dell’acqua.

Il nuovo cambio è ancora a 5 marce, la frizione ora viene azionata idraulicamente e la trasmissione finale è sempre a cinghia dentata: silenziosa, pulita ed efficace, ha una durata praticamente eterna, superiore ai 300.000km!

Segnaliamo, infine, che per quanto riguarda il “Vecchio continente”, i due bellissimi scarichi sovrapposti sono catalizzati.

La ciclistica

Curato e affascinante, come da buona tradizione Harley-Davidson. Un elemento strutturale importante, ma prima di tutto un oggetto di design studiato per sposarsi alla perfezione con le rinnovate caratteristiche del propulsore.

Costruito in tubi d’acciaio, incorpora il motore per mezzo di supporti elastici, è verniciato a polvere in argento ed è sagomato utilizzando la tecnica dell’hydroforming: non più macchine e calore per piegare l’acciaio, ma potenti getti d’acqua ad altissima pressione indirizzati verso i punti da curvare, una tecnica nata per non stressare i materiali rendendo tutta la struttura più rigida e duratura nel tempo.

Il forcellone posteriore è anch’esso un’opera d’arte. Costruito in alluminio presso fuso e lucidato a specchio, è un vero esempio di come si possano integrare elegantemente funzionalità e design. Il suo movimento è regolato da due ammortizzatori regolabili.

Per quanto riguarda la forcella anteriore, è da segnalare l’adozione di steli da 49mm, le cui piastre sono inclinate di ben 38°. Un’inclinazione notevole, che dona alla V-Rod un interasse di 1715mm…
Un’altra vera rivoluzione sono gli pneumatici, i D207 prodotti dalla Dunlop con tecnologia radiale, la stessa usata per le supersportive “pronto pista”. Hanno un diametro di 19” per l’anteriore e 18” per il posteriore, con misure che passano dal 120/70 al 180/55, senza dubbio le più generose mai viste su una Harley Davidson.

Sembra leggera, ma non lo è: 270kg a secco sono un valore decisamente elevato, che salgono ulteriormente con olio e pieno di benzina.

Su strada

Tutto un altro mondo rispetto alle tradizione Harley. C’è poco da fare, la V-Rod si ama o si odia. Il propulsore è un vero portento, in grado di riprendere senza ripensamenti già da 2000 giri/min per poi scatenarsi superata quota 5000. Da lì in poi, fino a 9000 giri/min, è tutta sportività, poche vibrazioni ma anche poco rumore, il che non guasta durante la guida ma leva un po’ di quel fascino, tipico Harley, ammirandola da spettatore.

225km/h ed un’accelerazione da brivido sono un bel biglietto da visita per chi cerca emozioni, assicurandovi che alla guida c’è da divertirsi lungo i percorsi veloci ed un po’ da sudare percorrendo i tornanti montani, perché il passo è molto lungo e la capacità di inclinazione non è poi così ampia come gli pneumatici permetterebbero.

La frizione idraulica offre un comando tutto sommato morbido ed il cambio si rivela molto efficace, anche se a caldo qualche raro impuntamento in scalata non manca.

I freni si sono comportati sempre nella migliore delle maniere, assicurando sempre un mordente ed una resistenza a prova di bomba, il tutto condito da una modulabilità eccezionale.

Giugno 2003
Servizio tratto da
www.infomotori.com

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