
Kawasaki
Z1000
La Kawasaki che mancava,
aggressiva nelle forme e potente nel cuore, finalmente
pronta ad esaudire le attese degli appassionati del
Marchio, costretti, per anni, a “ripiegare” sui modelli
della concorrenza per saziare la sempre più dilagante
voglia di super-naked.
Divertimento assicurato
Sarà per la posizione di
guida, molto compatta, con le pedane arretrate ed il
manubrio più basso del solito o per via della erogazione
pulita del propulsore o forse sarà merito di una
ciclistica di assoluto livello, ma la Z1000 è una moto che
si fa guidare in modo molto naturale.
Certo, i 127CV dichiarati
non sono assolutamente alla portata dei neofiti…ma si
mettono a disposizione solamente se stuzzicati ad andare
oltre quota 7000 giri, oltre il quale il “quattro” di
Akashi ha potenza da vendere e richiede un po’
d’esperienza per essere tenuto a bada.
Situazione completamente
diversa, invece, ai regimi medio bassi. Quasi avesse due
anime ben distinte, il 953cc di Akashi è facile e docile
come un gattino ma offre uno spunto più che sufficiente
per divertirsi in una salita di montagna o affrontare un
sorpasso di un veicolo più lento, anche in sesta marcia.
Bella da guidare, la Z1000
offre inserimenti in curva molto naturali anche se un po’
“pastosi”, per via della “gommona” posteriore da 190.
L’avantreno è solido e
sicuro ed è ben assistito dall’efficacia del
monoammortizzatore posteriore e dalle qualità dinamiche
offerte dal telaio a “diamante”, certamente non a livello
di quello della rivale Aprilia Tuono, ma comunque in linea
con lo spirito del mezzo.
Anche l’impianto frenante ha
dimostrato di sapere il fatto suo, offrendo una potenza
più che adeguata alla cavalleria in gioco ma anche
modulabile e resistente allo stress, ad esempio, di una
giornata in pista.
Una nota negativa riguarda
la protezione aerodinamica, che risulta decisamente bassa
superati i 120km/h…ma questo è un problema con cui ogni
appassionato di naked deve fare i conti.
Non passa
inosservata
Le forme della Z1000 non
passano certamente inosservate. Una naked nel vero senso
della parola, perché non solo le sovrastrutture plastiche
sono ridotte “al lumicino”, ma anche il telaio,
nell’inedita forma a diamante, è stato studiato per essere
quasi invisibile.
Pochi trucchi e tanta sostanza, ma anche un generosa
iniezione di aggressività, grazie al codone letteralmente
“fotocopiato” dalle pistaiole Ninja ’03, ed un cupolino,
minuscolo nelle dimensioni, che ricorda molto da vicino
alcune soluzioni studiate per il mondo dell’enduro.
Molto aggressiva anche la
vista posteriore, con il codone idealmente sparato verso
il cielo a lasciar campo aperto alla “ruotona” posteriore
ed i quattro scarichi cromati anch’essi rivolti verso
l’alto.
Bella, ma poco funzionale,
anche la strumentazione, che offre un chiaro quadro della
velocità istantanea ma anche la totale impossibilità di
leggere il contagiri dimostrando, forse, che la cara e
vecchia lancetta, è ancora oggi la soluzione migliore.
Quattro
cilindri
La politica Kawasaki non si
è mai piegata alle mode e così, quasi come per Ducati,
l’architettura del propulsore è diventata un marchio di
fabbrica piuttosto che una reale esigenza tecnica.
Per realizzare il propulsore
della Z1000, i tecnici di Akashi hanno optato per una
completa rivisitazione del propulsore 899cc della Ninja
ZX-9R.
Lievita, e non di poco, la
cilindrata, che ora tocca quota 953cc ed arriva un nuovo
impianto di iniezione elettronica, in luogo dell’ormai
obsoleta batteria di carburatori.
Oltre a questi due
particolari, di non poco rilievo, si aggiungono ampie
rivisitazioni per l’albero motore ed i condotti
d’aspirazione, che ora risultano più lineari.
Più per rendere la linea più
aggressiva che per necessità tecnica, l’impianto di
scarico vanta quattro silenziatori, che regolano i conti
con le rigide normative Euro 2.
Ciclistica
raffinata
Contrariamente a quanto spesso
accade nel mondo delle naked, la Z1000 offre una
ciclistica decisamente raffinata.
La forcella, a steli
rovesciati da 41mm, è regolabile nel precarico e nel
ritorno idraulico. Per quanto riguarda il posteriore,
l’ammortizzatore è dotato di un serbatoio a gas, che
regola, con possibilità di intervento su precarico e
ritorno, il movimento del bellissimo forcellone a sezione
esagonale realizzato in alluminio estruso.
L’impianto frenante è
composto da due dischi da
300 mm frenati da
pinze Nissin a quattro pistoncini, all’anteriore, mentre
al posteriore troviamo un disco singolo da 220mm.
Ok il prezzo è
giusto
La Z1000, è già disponibile
presso la rete di concessionarie Kawasaki ad un prezzo di
9.989 € franco concessionario. Viste le qualità estetiche
e dinamiche, il prezzo appare tutt’altro che esagerato.
Settembre 2003
Servizio tratto da www.infomotori.com
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